Sei libri che hanno guidato il mio 2021

“Gli unici libri che c’influenzano sono quelli per i quali siamo pronti, e che sono un po’ più avanti in quello che riconosciamo come il nostro percorso personale” scrive Rob Brezsny su Internazionale questa settimana.

Che coincidenza: Rob Brezney nel mio oroscopo settimanale ha scritto proprio ciò che stavo scrivendo qua.

Scorrere i libri letti nel corso di un anno, per me è sempre davvero come ripercorrere un percorso, un viaggio, le scoperte, le trasformazioni. Dove stavo all’inizio e dove mi trovo ora?

 

Questo 2021 per me è stato profondamente generativo e lo ritrovo nei libri letti.

È stata una nuova partenza, che mi ha (ri)portato, là da dove me ne ero andata anni fa, ma completamente cambiata.

Se dovessi dare un titolo al 2021 sarebbe ”Grazie!’’. Grazie a persone ispiranti incontrate, a guide preziose, grazie a chi mi ha dato fiducia, grazie a chi mi sprona e stimola.

E poi, grazie ad autori di libri, che non conosco personalmente, ma che come le persone incontrate, mi hanno fatto vedere e intravedere nuove possibili strade.

Il percorso libresco

Ecco dunque alcuni libri chiave che hanno accompagnato questo nuovo viaggio, iniziato, ovviamente molto prima del gennaio 2021.

Li pesco dal mio account su goodreads, perché delineano l’ordine della mia camminata. Immaginatemi così: con uno zaino usato, ma vuoto, che bivio dopo bivio si riempie, non solo di libri, ovviamente, ma di svolte, di mindset, e sì di persone.

Sono libri utili al lavoro e alla vita. Ormai separo poco le due cose, perché nel mio percepirmi rotonda, i miei diversi me vivono dentro me stessa tutti insieme, contaminandosi gli uni con gli altri.

Libri per vivere e lavorare meglio
1. The Prosperous Coach: Increase Income and Impact for You and Your Clients
di Steve Chandler e Rich Litvin

E un libro per i coach o gli aspiranti coach. Che centra con il mio mestiere? Beh, c’è stato un momento in cui il coaching mi ha davvero coinvolto e incuriosito. E stata Diane Laschet che mi ha disvelato un paesaggio di menti bellissime. Ho letto questo libro, cercando di capire in cosa consista il coaching da un punto di vista lavorativo.

Leggerlo è stato un po’ come prototipare una possibile esperienza professionale, come direbbero Bill Burnett e Dave Evans in Designing Your Life, che è decisamente stato il mio libro più amato lo scorso anno, letto, non a caso, durante  il primo lockdown.

The Prosperous Coach è però un libro non solo per coach o aspiranti tali. È un libro sulla leadership e sull’imprenditoria. In un’alternanza continua di capitolo in capitolo tra i due autori, si passa dal senso profondo del coaching alla costruzione di un business.

Coaching vuol dire dare, ascoltare, onorare la persona davanti a te, dedicare vera attenzione, dire cose spiacevoli per aiutare a crescere e migliorare, essere creativi, creare fiducia agendo. Tutte cose che anche un buon leader oggi deve incarnare. Le parole chiave sono servire e dare.

Costruire un business vuol dire, di nuovo, agire. E farlo con metodo. Il libro offre suggerimenti utilissimi su come e cosa fare nella fase di offerta o di ricerca dei clienti, sulla struttura delle comunicazione, sempre dentro l’ottica che il cliente ha bisogno di noi (coach o non coach). E poi: restare focalizzati, essere meno social e più attivi nella vita reale.

Il cuore del libro l’ho trovato in questa citazione:

My business plan has become one line: Meet fun and interesting people.

Sembra solo una bella citazione e invece è molto di più: nella scelta del lavoro o delle committenze il contesto in cui ci andiamo a immergere è vitale per stare bene lavorando, stare bene noi e far star bene gli altri.

A chi consiglio questa lettura?
Leader, manager, dirigenti e liberi professionisti.

E se lavori negli eventi perché leggerlo?
Perchè insegna a essere generosi e strategici, due cose che talvolta si possono dimenticare, perchè si va di fretta e in rincorsa.

2. Io non penso positivo. Come realizzare i tuoi desideri.
di Gabriele Oettingen

Il titolo mi ha accalappiata subito. Io, se devo proprio dirla, non ne posso più del pensiero positivo a tutti i costi, del ‘’visualizza il successo e avrai successo’’.

Con tutti questi inviti insistenti al crederci sempre per farcela mi trovavo a disagio. D’altra parte negli anni di esplorazioni, dubbi, fatiche e difficoltà mi mettevo là, diligente, con tutto l’impegno a visualizzare ciò che volevo, e lo sognavo e poi -bum- niente. E allora, essendo persona che tende a vedere prima di tutto in sé il problema, mi dicevo: ‘’Io non so visualizzare’’.

Poi ho letto questo volume. Ricco, ricchissimo di descrizioni e di esperimenti, di teorie verificate, di analisi, studi e prove. L’autrice Gabriele Oettingen dimostra che se visualizzare il desiderio aiuta di fatto a provare conforto da situazioni frustranti, il beneficio che ne deriva si ferma qui: al sollievo temporaneo.

Per essere precisi, si tratta di vero esaurimento energetico dentro il nostro corpo. E di inganno: immaginando il futuro che desideriamo, inganniamo la mente e le energie che servirebbe per realizzare quel sogno sono già andate, consumate. Gli esempi che porta sono stupefacenti.

Limitarsi a fantasticare, in breve, non aiuta a raggiungere gli obiettivi.

Esiste però un metodo, quello del contrasto mentale: sognare una cosa e poi visualizzare gli ostacoli e dunque spostare la mente dal desiderio agli ostacoli per raggiungerlo, devia queste energie dal sogno all’azione. Gli impedimenti sono superabili? Bene allora all’attacco. Non lo sono? Allora possiamo o accantonare il sogno o sognare, sapendo però che è solo per un sollievo del momento. Una fantasia di ristoro, insomma.

Questo è un approccio con i piedi ben piantati in terra:

Se quello che desideri è improbabile o impossibile da raggiungere, non è meglio lasciar perdere e concentrarti su un altro desiderio?

Semplice, no?

A chi consiglio questa lettura?
A chiunque abbia in mente progetti, visioni, desideri e non riesce a trasformare il sogno in realtà.

E se lavori negli eventi perché leggerlo?
Perché si parla sempre di eventi come driver per rilanciare economie, territori e tanto altro. Ma forse, una cosa è il sogno (l’evento come deus ex machina) e una cosa ben diversa è la realtà. Il contrasto mentale può aiutare a spostare energie e attenzione nei punti giusti.

3. Flow
di Mihály Csíkszentmihályi

È un classico, un libro di quelli che si dovrebbe aver letto per migliorare la propria performance, ma anche per stare bene nella vita e nel lavoro. È stato molto citato quest’anno, perché l’autore, Mihály Csíkszentmihályi, è mancato questo autunno.

Ne ho sempre sentito parlare. Citato di frequente, io stessa ho usato più volte la parola  flow, anche nel mio libro, quando ho parlato dello sport event manager che può assumere dentro di sé il mindset dell’atleta filosofo.

Alcuni giorni fa, per esempio, sono stata all’Auditorium della RAI ad ascoltare l’orchestra sinfonica che si esibiva con la 3. Sinfonia di Schumann. Ero seduta in galleria e dall’alto, a parte il suono che arrivava perfetto e avvolgente, mi sono persa dentro le mani dei violinisti, che vedevo dall’alto appunto e che ostinata avevo deciso di osservare. Ne sono stata talmente immersa che tra la musica e l’osservazione quasi scientifica delle mani sull’archetto, ho perso il senso del luogo e del tempo. Ero dentro un sublime e bellissimo flow.

Ciò che ho imparato leggendo questo libro è che il raggiungimento di questo stato può, o deve, essere allenato. E che farlo anche in circostanze di vita quotidiana aiuta vivere la vita con pienezza.

Lo stato normale della mente è il caos. Senza allenamento e senza un oggetto del mondo esterno che catalizzi l’attenzione, le persone non sono capaci di concentrare il pensiero per più di qualche minuto per volta.

A chi consiglio questa lettura?
A tutti, senza distinzioni e soprattutto a chi fatica a trovare concentrazione.

E se lavori negli eventi perché leggerlo?
Perché gli eventi possono essere caos e disordine e solo con una mente allenata puoi tenere a bada l’entropia (o il panico) mentale e tenere il focus al posto giusto. E uscirne appagato e magari migliore rispetto a quando ci sei entrato.

Libri attrezzi
4. Linked Inbound: 8 Social Selling Strategies to Generate Leads on LinkedIn®

Sarà che sono nata nel mondo analogico o sarà che ho bisogno del libro per fare ordine e poi semmai tornare al marasma della rete, questo volume è stato (ed è di continuo) una guida perfetta, dettagliata, semplice e di enorme utilità.

Da un lato ascolto Ritch Litvin quando  dice di essere meno social, e poi leggo questo, il manuale perfetto per essere social!

Su LinkedIn esiste molta letteratura e nella piattaforma tanti sono i corsi offerti e poi ci sono webinars e spot e video, insomma una montagna di materiali in cui sbizzarrirsi. Per non parlare  di esperti e guru in agguato dietro l’angolo.

Per come sono fatta io, però, leggere una guida, un manuale, è di maggiore aiuto. Mette in ordine la mia mente e spinge l’attenzione oltre i troppi rumori.

Questo libro fa capire come funziona LinkedIn e come riuscire a esprimere sé stessi in modo autentico e strategico insieme.

E lo fa puntando molto su una parola, che in fondo proprio a Litvin si collega: dare!

Sam Rathling, l’autrice, accompagna la lettura in modo chiaro e schematico, passo dopo passo dentro il sistema LinkedIn. Dalla propria presentazione alla costruzione di un network, dalle interazioni ai contenuti.

La frase che più di tutte mi ha convinta, al dil là delle regole d’oro per essere efficaci, è questa:

Networking, whether you do so online or offline, is all about finding out how you can help people and then doing it.

A chi consiglio questa lettura?
A chiunque abbia un account LinkedIn

E se lavori negli eventi perché leggerlo?
Per il motivo di cui sopra. Essere professionali ogni significa esserlo ovunque, non solo dentro il proprio mestiere, o meglio: anche questo fa parte del mestiere.

5. Understanding Experience

Una guida-narrazione perfetta in forma di fumetto sull’approccio dello human centered design. Un modo per capirne il metodo e vederlo in scena.

Scrollando LinkedIn un giorno ho trovato un corso sulla Customer Journey tenuto da Maria Cristina Lavazza a cui mi sono iscritta subito. La seguivo già in rete e quel corso ha definitivamente cambiato il mio approccio al mio mestiere.

Lo si vede in alcuni dei miei ultimi post: qui e qui.

Quando poi, sempre su LinkedIn (capito perchè vale la pena esserci ed esserci bene?) ho trovato questo libro di Stefano Dominici è stato un attimo acquistarlo, leggerlo e posizionarlo ben bene sulla mia scrivania. Un libro 2021 utile al mio mestiere.

È la narrazione perfetta in forma di fumetto sull’approccio dello human centered design. Quali sono le tappe, quali gli strumenti e quale il mindset. Vale la pena leggerlo, se si vuole capire meglio questo modo di lavorare, per avere una mappa sull’intero processo, ma anche per nutrirsi della bibliografia ricca e davvero molto utile.

A chi consiglio questa lettura?
A chiunque voglia capire meglio cosa significhi progettare mettendo la persona al centro.

E se lavori negli eventi perché leggerlo?
Domanda superflua: gli eventi vivono per le persone e con le persone. La domanda giusta è: ‘’Perchè non leggerlo?’’

Libro mindset

15 lezioni di liberazione. Potrebbe anche chiamarsi Libera il Presente, perché quotidianamente ci troviamo incastrati dentro preconcetti o decisioni che partono da convinzioni o condizionamenti che ci impediscono di essere realmente liberi. Questo è decisamente il mio libro 2021 più amato.

6. Libera il futuro
di Mafe de Baggis

Ho tenuto questo libro  per ultimo, perchè lo considero un libro ponte. E in chiusura di anno il ponte mi pare un’immagine che racchiude tutto il mio senso di questo 2021 e il mio sguardo al 2022.

E lo chiamo libro mindset anche perchè è una bellissima lettura che ti fa venire voglia di scrollarti di dosso un sacco di roba, proprio come fanno i cani dopo un bagno in mare. Ah, via, via tutto! E poi Mafe de Baggis è così accogliente nella sua scrittura che ti sembra di stare seduta su un comodo divano con lei, ogni volta che leggi le sue cose. É un leggere che ti fa sentire il gusto a liberarsi e avere proprio voglia di farlo.

Per esempio rompere gli schematismi mentali, dentro cui ci si sistema per non uscirne più. Ci sono soprattutto alcuno ambiti che sembrano avere solo un bianco o un nero, un positivo o un negativo, come  la tecnologia, i social, digitale. Il libro prò parla anche di noi, proprio noi: il nostro rapporto con la pigrizia, con il nostro corpo. Il nostro atteggiamento con chi è più giovane di noi. Man mano che leggevo pensavo: ”Ma quanto è potente questa cosa del potersi spogliare di un sacco di griglie, di principi, di idee scalfite nella pietra per, semplicemente, accogliere il mondo intorno a noi e liberamente vivere e sperimentare ciò che ci piace e ci fa stare bene!” Semplicemente così.

Mi ha toccato molto la riflessione sull’infanzia. Le esperienze fatte da piccoli segnano il nostro presente. Quando abbiamo una persona davanti a noi, troppo spesso diamo per scontato che quella persona sia come noi, ma le sue esperienze possono essere molto diverse dalle nostre.  Pensare, dunque sempre che chi si ha davanti è in ogni caso diverso da noi, apre una finestra di aria frizzante che si chiama curiosità.

E la curiosità vale per tutto. Anche verso noi stessi, il nostro metodo di lavoro, le nostre certezze. Le cose cambiano. Noi cambiamo e osservare e provare con sguardo fresco ogni volta è il modo migliore per imparare e sperimentare, per vivere liberi.

Più siamo capaci di osservare, dubitare, cambiare punto di vista, andare oltre le prime impressioni e le pigrizie mentali, più aumentiamo le possibilità che condizioni di verità e condizioni di felicità interagiscano per farvi capire meglio cosa fare e come farlo, per migliorare il mondo in cui viviamo, a partire da quello che diciamo a noi stessi.

A chi consiglio questa lettura?
A tutti, di nuovo e senza distinzioni. Ma forse, soprattutto a chi come me a un certo punto ha intuito che le convinzioni si possono cambiare e farlo, wow, è una vera liberazione.

E se lavori negli eventi perché leggerlo?
Perché soprattutto in certi tipi di eventi (spesso quelli sportivi) ci si chiude proprio dentro tante frasi del tipo ”abbiamo sempre fatto così”  e dentro paradigma che sembrano sacri. Fluidità, curiosità e contaminazione di  linguaggi e strumenti diversi da quelli abituali, invece, sono approcci mentali che possono aiutarci a lavorare in modo molto più gratificante e leggero.

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